Chapter Text
Harry era in un locale a bere del whisky, mentre in sottofondo c'era la musica dei Queen, solo su uno sgabello. I suoi occhi verdi stavano guardando il bordo del bicchiere ormai quasi vuoto, mentre i suoi pensieri stavano vagando verso i suoi genitori, rimasti uccisi decenni prima in un incidente, o almeno era così che era stato dichiarato. I loro corpi erano spariti, per cui non era stato possibile fare l'autopsia.
Harry era entrato in polizia proprio per quel motivo.
Trovare i responsabili della morte dei suoi genitori.
Ma adesso si trovava in un bivio, anzi, in un vicolo cieco dove una porta era nascosta e non riusciva a trovarla. E questo lo faceva uscire fuori di senno.
Sospirò per l'ennesima volta, per poi bere il whisky, finendolo del tutto.
«Luna, un altro, per favore.» borbottò Harry, attirando l'attenzione della bionda, che, sorridendo, gli riempì il bicchiere senza dire niente altro, e se ne andò a servire gli altri clienti.
Dai Queen si passò ai Rolling Stones.
Cercò di non pensare alla morte dei suoi genitori, e inevitabilmente cominciò a pensare a un paio di occhi dal colore così diverso dai propri, ne sentiva la mancanza anche se non lo avrebbe mai ammesso.
Ad un certo punto gli suonò il cellulare in tasca, lo tirò fuori, trovandoci un messaggio non letto: “Non fermarti mai.”
Non appena lesse il mittente del messaggio la sua fronte si piegò in un cipiglio, non capiva il senso di quella frase.
«E adesso cosa vuole quel vecchio?» borbottò, fece per posare il cellulare per riprendere a bere, ma una chiamata lo fermò, veniva dalla Questura.
Rispose immediatamente.
«Sì?»
«Commissario, c'è stato un omicidio.»
Bastò quella frase per farmi ritornare lucido e farmi alzare dallo sgabello, con un cenno a Luna le disse che avrebbe pagato la prossima volta e la salutò, uscendo velocemente dal locale.
«Dove?»
L'agente dall'altro lato della chiamata gli comunicò un indirizzo fin troppo familiare.
«Ne è sicuro?»
Non appena l'agente gli confermò che era quello l'indirizzo, Harry entrò in macchina e accese il motore, per poi piazzare l'allarme sul tettuccio. Con una sgommata fece l'inversione a U sulla strada per andare verso quella casa che conosceva fin troppo bene.
Una volta arrivato vi trovò fuori dal cancello varie pattuglie di polizia e un'ambulanza.
Lasciò la macchina vicino all'ambulanza e scese, quasi con una stretta dolorosa al cuore.
Fece un cenno a uno degli agenti di pattuglia, che alzò il cordone di sicurezza per farlo passare, dopo avergli fatto il saluto.
«Agente Abbott, i giornalisti potrebbero arrivare da un momento all'altro, organizzati con gli altri agenti per tenerli lontani, non devono assolutamente scoprire nulla, non per stanotte.»
«Sì, commissario.» Abbott fece il saluto e corse via ad organizzarsi con gli altri suoi colleghi.
Hermione fu la prima a notare l'arrivo di Harry, corse fuori dalla casa della vittima con una faccia che non piacque per niente al commissario.
«Harry… non dovresti occuparti tu di questo caso…»
«Hermione. Lo sai anche tu che nessuno avrà il coraggio di indagare sulla sua morte, e alcuni potrebbero addirittura insabbiare il tutto e farlo passare per un suicido.» disse freddamente Harry, e fu il suo tono a far capire a Hermione che niente gli poteva far cambiare idea.
Non da quando lei aveva scoperto il reale motivo per cui il commissario era entrato in polizia.
Arrivò Ron, notando il volto serio del suo capo, e amico al di fuori del lavoro, decise di non abbracciarlo per consolarlo, lo avrebbe fatto più tardi, magari in privato, ma adesso era il momento di lavorare, e indagare per trovare l'assassino.
«Commissà, ho già raccolto le testimonianze dei vicini, chiamato la polizia scientifica e il dottor Malfoy, stanno per arrivare.»
Harry non mostrò alcuna emozione al nominare di Malfoy, tutti i suoi pensieri rivolti verso la vittima.
«Bene, portami dove c'è la vittima.»
Ron annuì ed entrò in casa, seguito dal commissario, salirono fino al secondo piano, dove c'era lo studio, si misero i guanti ed entrarono dentro la stanza.
La prima cosa che il commissario Potter notò fu il cadavere, seduto sulla sua sedia. Sembrava stesse dormendo, con i suoi occhiali da lettura posati sul naso.
«Chi l'ha trovato?»
«Il suo segretario, il signor Piton. Ho già raccolto le sue testimonianze, ora è in cucina con l'agente Paciock.»
«Dimmi.»
Weasley prese il suo taccuino e dopo aver trovato la pagina con le informazioni richieste cominciò a leggere a voce alta: “Sono arrivato alle 23.04 per un documento urgente da far firmare, non rispondeva nè al citofono e nè al cellulare, allora ho usato la copia delle chiavi che mi aveva dato per casi di emergenza. Dato i suoi problemi di cuore, ho valutato fosse uno di quei casi d'emergenza. Una volta entrato lo cercai in tutte le stanze, per ultima lo studio, dove l'ho trovato in quelle condizioni. Ho proceduto subito a telefonare l'ambulanza e di conseguenza la polizia, dato il suo status. Purtroppo mi era evidente che ormai non c'era più niente da fare per lui.”
«Hermione, comunica all'agente Paciock di accompagnarlo al commissariato.»
La donna sussultò: «Non crederai sia stato lui ad ucciderlo?! Lo sanno tutti come sia così fedele a…»
Harry la interruppe freddamente: «Granger. È un caso come un altro, non abbiamo ancora la certezza delle cause della sua morte. Se avremo conferma di suicidio, raccoglieremo le sue testimonianze in ufficio e lo lasceremo andare, se invece risulterà essere omicidio, sarà un sospettato.»
Hermione non potè fare null'altro se non annuire, Harry aveva ragione, in quel momento doveva comportarsi da poliziotta, e non da un'amica o farsi coinvolgere emotivamente. Non era diventata ispettore capo per gioco, ma perchè credeva fortemente nella giustizia e nell'aiutare chi ne aveva bisogno.
L'attenzione del commissario si rivolse verso la vittima, nonchè il magistrato Silente.
A una prima vista non sembrava mostrare segni che potevano far supporre a un omicidio.
Nessun segno di pallottola, nè di lame.
Sembrava quasi essersi addormentato, pacificamente.
Harry ispezionò la scrivania, trovando il cellulare della vittima bloccato da una password, due libri all'apparenza uguali della costituzione italiana, con dei fogli fra le pagine.
Nessuna lettera d'addio, nessun segno di colluttazione, niente che poteva supporre a un suicidio od omicidio.
«Morte naturale?» sussurrò sovrappensiero, ma non poteva tirare le conclusioni da solo, doveva aspettare il medico legale.
Ron parlò con un agente tramite la radiotrasmettitore, che comunicò l'arrivo della polizia scientifica.
«Commissà, è arrivato il dottor Malfoy insieme alla sua squadra.»
L'uomo dagli occhi verdi annuì, per poi allontanarsi dalla scena, in modo da dare spazio all'equipè che in quel momento entrò nello studio, capeggiata da Draco.
«Potter.»
«Malfoy.»
Si salutarono senza degnarsi di uno sguardo, ognuno già concentrato nel proprio lavoro.
Il biondo platino si mise i guanti, diede indicazioni alla sua squadra, che si mise subito all'opera su raccogliere prove, effettuare foto e, se possibile, trovare il DNA dell'assassino, se risultasse essere omicidio.
Malfoy si avvicinò al cadavere per una prima indagine, controllò con attenzione le sue condizioni, senza escludere nessuna opzione.
Potter, nel frattempo che aspettava il responso del dottore, continuò a guardarsi attorno nello studio, per controllare se ci fosse qualcosa fuori posto, qualcosa che gli potesse suggerire la presenza di un intruso, il probabile assassino.
«A prima vista potrebbe sembrare una morte per cause naturali, ma dirò di più solo dopo-»
«Dopo l'autopsia. Aspetterò il suo responso.» il commissario interruppe a metà frase Draco, nessuno si sorprese, in fondo lavoravano insieme da anni ormai. Ed era notizia popolare della questura e del commissariato il fatto che erano stati insieme per un periodo.
«Dopodomani avrà i risultati.» concluse il biondo platino, mentre si toglieva i guanti.
«Pansy, dì ai ragazzi di cominciare a portare via il corpo. Domani mattina effettuerò l'autopsia.»
«Ok, Draco, ci penso io.» gli sorrise la donna della polizia scientifica, si coordinò con gli altri membri della squadra per concludere con il lavoro sul campo.
Draco controllò l'ora sull'orologio e poi guardò finalmente negli occhi Harry: «Sono le 3. Direi che per oggi abbiamo finito. Un'ultima cosa: puzzi di alcol.» disse stizzito, per poi girare i tacchi e andarsene via da lì.
Potter sospirò, ma non era il momento di pensare a qualsiasi problema avesse con Draco, aveva un caso da risolvere.
«Ron e Hermione, finite qui e andate a casa, ha ragione Malfoy, è tardi per poter fare qualcosa, domani mattina vi aspetto in ufficio.»
I due annuirono e si organizzarono con gli altri agenti per pattugliare la casa e la zona, mentre la squadra scientifica portò via ciò che consideravano essere prove, compreso i due libri e il cellulare. Due addetti, Goyle e Crabbe, con attenzione, si portarono via la vittima, chiusa nella sacca bianca.
Tutti se ne andarono via, lasciando solo un paio di agenti a pattugliare la zona in macchina, e Harry, che rimase in casa di Silente, immerso nel silenzio delle stanze.
Di solito si poteva sentire la musica classica propagarsi per i corridoi, ma quella notte c'era solo silenzio.
«Cos'era quel messaggio, Silente? “Non fermarti mai.”... sapevi che stavi per morire?» mormorò sottovoce, ma nessuno gli rispose.
Accarezzò il giradischi nello studio, per poi uscire di casa. Stava per appoggiare il sigillo quando una voce annunciò la propria presenza.
«Ti accompagno a casa.»
«Ok.» Harry non obiettò, finì di sistemare il sigillo e si girò verso la voce, i suoi occhi verdi si posarono su quelli grigi.
Draco andò verso la propria macchina, il commissario si assicurò che la sua fosse chiusa e con l'allarme attivato e salì nella macchina di Malfoy.
Quest'ultimo partì, in direzione della casa del moro, non parlarono, restarono nel silenzio più totale.
Una volta arrivati Malfoy posteggiò sotto casa, una volta usciti entrambi lui chiuse la macchina e mise l'allarme, tirò fuori il proprio portachiavi e aprì la porta di casa del commissario, che lo seguiva.
Una volta dentro il commissario non diede tempo al dottore di posare le cose che lo sbattè verso la porta, baciandolo fino a succhiargli via tutta l'aria.
Si staccarono per un secondo, ansimanti. Si guardarono le labbra e ripresero a divorarsi, sempre più con ferocia, si spogliarono, lasciando cadere i vestiti per terra.
I loro piedi li portarono verso la camera da letto.
Le mani di Harry stavano percorrendo le linee del corpo del biondo, mentre l'altro aveva infilato le mani fra i capelli del moro.
Non avevano smesso neanche un attimo di baciarsi, di divorarsi le labbra.
«Ah- noto che hai… una nuovah- cicatrice-» sussurrò fra i baci Draco, le sue dita che stavano ora percorrendo la nuova cicatrice sul suo petto.
Harry non gli rispose, di tutta risposta lo sollevò di peso, tenendolo per il sedere ora nudo, e lo gettò sul proprio letto, che cigolò sotto il loro peso combinato.
I denti del commissario morsero i capezzoli, lasciarono segni su tutto il corpo pallido del dottore, le sue mani, sapientemente, presero la boccetta del lubrificante dal comodino, versando una quantità generosa fra le gambe del biondo.
Malfoy sussultò non appena la sua pelle venne a contatto con il gel freddo, ma dimenticò subito quella sensazione non appena Harry infilò dapprima un dito e poi un altro nel suo orifizio, certe volte con una lentezza che lo faceva fremere, altre volte quasi con violenza, a tal punto da voler di più.
«Ha-rry… entra!»
Ma l'altro non lo ascoltò, continuando a muovere le dita, era arrivato a tre, le sforbiciava, colpiva nel suo punto debole, mentre la sua bocca divorava i gemiti del dottore.
Lo fece venire, senza toccare neanche una volta il suo membro.
Harry amava vedere come il corpo del biondo rispondeva a lui, al suo tocco, notare i suoi spasmi dell'orgasmo, mentre si scioglieva sul suo letto.
Con la lingua leccò via il suo sperma dalla sua pancia, per poi riprendere a baciare Draco, a quel punto prese un preservativo, si diede due colpi per farsi raddrizzare ancora di più, se lo mise e lo indirizzò verso il suo ano, che aveva ancora gli spasmi dell'orgasmo.
Lo penetrò in un colpo solo, andando fino in fondo, strappò al dottore un grido di sorpresa.
«Ah-!»
Non gli diede tempo di abituarsi alla propria presenza nel suo orifizio che cominciò a muoversi, quasi con forza, arrivando a colpire meticolosamente il suo punto debole.
Il biondo gridò il suo nome ancora e ancora, con le mani cercò il suo viso e lo tirò a sè, per baciarlo.
E continuarono così, fino all'alba.
Ansimanti, sporchi di sudore misto a sperma, si lasciarono stesi sul letto, ognuno nel proprio lato.
Uno con graffi sulla schiena, l'altro con morsi e succhiotti su tutto il petto e le gambe.
Malfoy si alzò, andando verso il bagno, dove si fece la doccia con calma.
Harry rimase a letto a guardare il soffitto, nel silenzio della stanza, mentre il sole stava cominciando ad illuminare i dintorni.
Draco, una volta uscito dal bagno, con solo l'asciugamano sulla vita, vide Potter steso sul letto, senza alcun segno di volersi alzare.
«Secondo me l'hanno ucciso.»
«Potter, domani avrai i risultati dell'autopsia. Lo sai.»
«Lo so… Aspetterò.»
Il dottore annuì e una volta vestito, senza dire niente altro, se ne andò via da quella casa, di cui possedeva ancora le chiavi e non riusciva a separarsene.
